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16 Novembre 2000
Dario Fo si propone per la poltrona di sindaco di Milano.
"Sono disponibile."
Risponde così Dario Fo a Enrico Deaglio che dalle pagine di "diario
della settimana" gli chiede di candidarsi a sindaco di Milano. E
in una lunga intervista al "Corriere della Sera" di oggi il
premio Nobel per la letteratura, da anni attivo in battaglie civili e
politiche, spiega che si candiderà se i cittadini acconsentiranno,
se i tassisti, i vigili, i bottegai, gli insegnanti e gli studenti che
vuole incontrare saranno d'accordo.
Punti forti del suo programma: traffico e inquinamento (temi al centro
di un referendum promosso insieme alla moglie Franca Rame che a Milano
ha raccolto in due mesi 20.000 firme), lavoro e periferie, "terra
bruciata dove non nasce mai nulla: né l'erba, né un cinema.
Poi ci si sdegna se lì dilagano criminalità e droga. Che
magari si cerca di arginare ergendo qualche ridicola cancellata attorno
ai giardini pubblici".
La notizia è
stata poi accolta dai personaggi della politica italiana in maniera piuttosto
uniforme: un po' tutti pensano che si tratti di una provocazione piuttosto
che di una reale intenzione di candidarsi.
Minimizzano e sbeffeggiano centristi e destrorsi ma pure a sinistra si
preferisce pensare a Fo come a un valido collaboratore, piuttosto che
a primo cittadino, in virtù anche del fatto che da sempre tale
carica è stata ricoperta da chi ha avuto esperienze di imprenditore.
In molti sperano veramente
in una sua candidatura, se non altro per assistere all'ennesimo gramelot
per il discorso d'investitura.
Lo stesso Fo ha poi
dichiarato a riguardo:"Una boutade che puo' diventare una cosa seria".
Fo ha chiarito "di non aver ancora parlato con le forze politiche
della sinistra. la decisione definitiva arrivera' comunque in tempi brevi,
non piu' di 15/20 giorni".
Restiamo in attesa.
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